Tutto è iniziato da un dono
Un libro ricevuto da un’allieva, in un periodo in cui stavo già prestando attenzione a molti piccoli segnali.
Il libro è Scegli la tua vita di Daniel Lumera.
Più che offrire risposte, ha accompagnato un processo che era già in corso; mettere in relazione sensazioni, parole, incontri, intuizioni che chiedevano solo di essere ascoltate con più cura.
Da qui nasce questo articolo.
E da qui nasce anche la scelta di un tema che accompagnerà il 2026; come un’intenzione condivisa, come una direzione da esplorare insieme.
Dharma, ciò che sostiene il nostro cammino
La parola Dharma per me non è stata semplice da comprendere.
Col tempo ho capito che forse non chiede di essere afferrata fino in fondo, ma ascoltata.
È una parola antica, nata in un contesto storico molto diverso dal nostro. In origine era legata anche all’ordine sociale e ai ruoli, a ciò che spettava a ciascuno in base alla nascita. Quel contesto oggi ci appare lontano, eppure la domanda da cui nasce resta sorprendentemente viva.
Una domanda semplice e immensa insieme:
chi siamo, e perché siamo qui?
Nella tradizione indiana, Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛ, che significa “sostenere”.
È ciò che regge, che tiene insieme, che permette alla vita di esprimersi.
Come qualcosa che si riconosce nei fatti, nelle scelte, nei movimenti che si ripresentano, nei passi che continuano a chiamarci.
Come viene spiegato con grande chiarezza anche nell’Enciclopedia dello Yoga di Stefano Piano, il Dharma può essere inteso come la natura profonda delle cose, ciò che rimane vero anche quando le forme cambiano.
Un fondamento silenzioso, più che una regola.
Oggi lo sento come un senso che sostiene il cammino, prima ancora di indicare una direzione precisa.
Come qualcosa che muove molte delle nostre azioni, anche quando non ne siamo pienamente consapevoli.
Più che offrire risposte, il Dharma aiuta a restare in contatto con le domande giuste.
Dharma e la via Buddista
Nel Buddhismo, il Dharma assume un linguaggio diverso, ma conserva lo stesso cuore.
Anche qui è risuona l’idea di una via da vivere.
Il Dharma è l’insegnamento che sostiene il cammino e aiuta a vedere con più chiarezza.
Non indica una meta da raggiungere, ma un modo di procedere, più presente e consapevole.
Nel primo insegnamento del Buddha, rappresentato dalla Ruota del Dharma (Dharmacakra), questo si traduce nel Nobile Ottuplice Sentiero: un percorso che attraversa il pensiero, la parola, l’azione, il modo di vivere e l’attenzione.
Non come regole da seguire, ma come un invito a coltivare lucidità e presenza nella vita quotidiana.
In questo senso, il Dharma buddista dialoga naturalmente con molte altre tradizioni, cambiano le parole, ma la domanda resta la stessa.
Come vivere in modo più autentico e più libero dalla sofferenza che nasce dalla distrazione.
Quando il cammino diventa personale
A un certo punto, il senso che sostiene smette di restare sullo sfondo e inizia a toccare il vissuto più da vicino. Il cammino diventa personale.
È qui che il Dharma, da orizzonte ampio, si traduce nella vita concreta: nelle scelte quotidiane, nel ritmo che diamo al nostro tempo, nelle direzioni che sentiamo più più in sintonia.
Non tutti percorriamo la stessa strada.
E non è richiesto arrivare nello stesso luogo.
Ognuno ha un passo, una forma, un modo unico di esprimere ciò che sente vero.
Quando questo viene riconosciuto, il cammino acquista una qualità diversa, più personale ed autentica.
Svadharma, riconoscere ciò che ci chiama
In questo spazio entra naturalmente il concetto di Svadharma, il proprio Dharma.
Nel libro Scegli la tua vita, questo tema viene raccontato con grande semplicità: lo Svadharma non è qualcosa da inventare, ma qualcosa da riconoscere.
È una chiamata che può emergere in momenti diversi della vita.
A volte con chiarezza, altre volte come una sensazione sottile che ritorna.
Non ha bisogno di fare rumore per essere reale.
Seguire lo Svadharma significa dare spazio a ciò che continua a bussare con gentilezza, anche quando richiede tempo, ascolto, fiducia.
È un processo che matura passo dopo passo, senza fretta.
Svadharma come un vaso di argilla
Per raccontare lo Svadharma, mi piace l’immagine di un vaso di argilla.
L’argilla è la stessa per tutti: esperienze, incontri, tempo, trasformazioni.
La forma, invece, è unica.
Il vaso prende vita poco alla volta, attraverso il contatto, la pressione, l’ascolto della materia. Non segue un modello prestabilito. Si crea mentre accade.
Così è lo Svadharma.
Non qualcosa da imitare o da forzare, ma una forma che emerge nel tempo, attraverso le scelte e la fedeltà a ciò che sentiamo vero.
Seguire il proprio Svadharma significa restare presenti a questo processo creativo, lasciando che la vita continui a modellare, con pazienza, la nostra forma.
Scegliere ciò che è essenziale
Nel riconoscere la propria direzione, accade spesso qualcosa di molto semplice:
Le scelte iniziano ad allinearsi.
Le energie trovano una distribuzione più naturale.
Il cammino si alleggerisce perché ciò che conta emerge con maggiore evidenza.
Scegliere ciò che è essenziale è un atto di rispetto verso di sé, dando valore a ciò che sostiene davvero.
Il corpo come bussola silenziosa
In questo ascolto, il corpo ha un ruolo fondamentale.
Prima ancora delle parole, il corpo segnala quando una direzione è coerente.
Nel respiro, nella postura, nella qualità del movimento, emerge una sensazione di allineamento.
Oggi sappiamo anche quanto questa coerenza interna sia legata a uno stato di maggiore sicurezza e stabilità del sistema nervoso.
Nel lavoro sul tappetino, questo diventa evidente.
Quando il corpo si sente ascoltato, il movimento scorre con più naturalezza.
Quando la direzione è chiara, anche il gesto più semplice trova il suo ritmo.
Un filo che guiderà il 2026
Da questo insieme di riflessioni, ascolti e piccoli indizi, è nata una scelta:
lasciare che questo filo accompagni il 2026.
Come un direzione verso ciò che fa vibrare il cuore.
Un invito a restare in contatto con ciò che sostiene, con ciò che chiama, con ciò che chiede spazio.
Nelle pratiche, nelle parole condivise, negli incontri, questo tema sarà una presenza discreta, ma costante.
Camminare insieme, ognuno nel proprio passo
Ogni cammino resta unico.
E proprio per questo può essere condiviso.
Camminare insieme non significa andare nella stessa direzione, ma riconoscere il valore del percorso di ciascuno con rispetto.
Forse il senso più profondo di questo tema è proprio qui:
dare fiducia al cammino, lasciando che sia ciò che sostiene a guidare ogni passo.
“Ogni anima ha il suo modo di fiorire”
Fonti
Libri
- Enciclopedia dello Yoga di Stefano Piano Ed. Magnanelli (2019)
- Il Cuore dello Yoga di T.K.V. Desikachar Ed. Ubaldini – Roma (1997)
- Scegli la tua vita di Daniel Lumera Ed. Solferino (2025)
- Dispense corso di formazioni Insegnanti Yoga ISYCO Padova (2019-2022)
Web
- wikipedia.org
